di Günther Pariboni  per Monnalisa Magazine

«Di sicuro c’è solo la meta, per il resto si attende e si spera in un’esperienza unica». Con questo spirito Alain Antognelli mi descrive il progetto che ha intrapreso insieme alla moglie Nathalie. I due hanno passato la cinquantina e vivono nel principato di Monaco.

Partenza da Monaco_24 Aprile 2016

Ci incontriamo sulla banchina del porto della Lega Navale di Brindisi, ultima meta del tratto italiano della spedizione che li porterà a passare l’inverno in Mongolia. Hanno chiesto ospitalità per la notte e per riporre i loro kayak e le attrezzature per pochi giorni, in attesa di imbarcarsi per la Grecia e da lì proseguire il viaggio in bicicletta.

Brindisi, lega navale. Alain e Günther

18.000 saranno i chilometri che percorreranno, in questo viaggio iniziato dalla città monegasca dove vivono, per poi raggiungere l´Italia che hanno navigato lungo il perimetro della costa per circa 2.000 chilometri, e poi Grecia, Turchia, Georgia, Armenia, Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, Cina, Russia ed infine Mongolia. Qui passeranno l’inverno, sicuri che riusciranno a trovare storie di vita da raccontare a chi li segue da casa attraverso internet.

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«Questo viaggio -continua Alain- è un viaggio “calmo”, perché non vogliamo dimostrare nulla ma solo scoprire e raccontare la gente che incontriamo, la loro gentilezza, il loro spirito, le loro usanze».

E di gente, la famiglia Antognelli ne ha incontrata veramente tanta, ognuna con un proprio carico di simpatia e gentilezza. Sono stati invitati a pranzo da perfetti sconosciuti che gli hanno aperto le porte di casa per un pranzo in compagnia, sono stati accompagnati a passeggio per le città scoprendone gli angoli più segreti, o ancora scortati da altri appassionati della navigazione per diverse miglia, oppure si sono trovati sui loro kayak il caffè con i cornetti, per cominciare la pagaiata con la giusta carica di energia. Il tutto senza mai chiedere nulla, spesso arrivando in una spiaggia oppure in un porto, incuriosendo le persone che si fermavano a parlare con loro. Le uniche richieste fatte direttamente, soprattutto per la notte, alle sedi della Lega Navale in tutta Italia, di potersi fermare nei loro porti.

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E quando gli dico che hanno vissuto e vivranno di ospitalità, Alain non può far altro che confermarlo, sorridendo. Perché in un’imbarcazione dal peso di 25kg, caricata con acqua potabile ed attrezzature per ulteriori 50kg, lo spazio per i generi di conforto non si trova facilmente. Prima di tutto, spazio ai sistemi di sicurezza: GPS, radio e razzi di emergenza, perché la loro vita in alto mare va salvaguardata.

Poi le attrezzature per compilare il resoconto giornaliero nel loro sito www.the-route.com, un computer, una macchina fotografica ed i pannelli solari per caricare le batterie. Qualche cambio di vestito e le protezioni contro l’umidità, ed ecco che il kayak si riempie e non puoi portare altro.

E l’avventura non rispetterebbe il giusto spirito se ogni tappa terminasse in un comodo hotel ed ogni pasto fosse consumato in un buon ristorante.

«C’è voluto quasi un anno di preparazione per questo viaggio: studio dell’itinerario, preparazione atletica, medica e burocratica nelle varie ambasciate per visti e permetti. Eppure, nonostante tutto, siamo stati rigidamente vincolati alle condizioni atmosferiche ed al vento». Ecco perché hanno dovuto eliminare la tappa di Bari e scegliere di partire da Brindisi: il vento sarebbe stato troppo forte e avrebbero sicuramente dovuto fermarsi per un tempo imprecisato.

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«Siamo stanchi ma felici» dice Nathalie «potevano starcene a casa, che è grande e confortevole, ma che senso avrebbe avuto? Perché sprecare così la nostra vita?»

I coniugi Antognelli non sono nuovi a queste esperienze; già in passato, tra il 2009 ed il 2014, avevano solcato le acque gelide della Groenlandia, raccontando l’esperienza in un libro fotografico ed un DVD da loro stessi distribuito.

«Oggi si concepisce il viaggio come una partenza ed un arrivo, senza nulla nel mezzo» prosegue Alain «invece il viaggio è proprio quello che sta nel mezzo, quelle esperienze di vita che altrimenti non farai mai».

I due fotoreporter, compilano i loro diario di bordo virtuale riportando quanti chilometri hanno percorso, i giorni trascorsi tra mare e terra ferma, le notti passate in tenda o in hotel (per ora nessuna) e, nota divertente, le volte che Alain ha perso il suo cappello.

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Perché anche se questa avventura di certo non è all’insegna della comodità, Nathalie, da brava moglie, non manca di mettere amorevolmente in luce i pasticci del marito. Come quando lo rimprovera perché davanti alla telecamera per un’intervista, indossa una maglia sgualcita. Ed Alain non può far altro che confessare sarcasticamente che in quella casa così piccola, il ferro da stiro non è proprio riuscito a farlo entrare. Spera però farci entrare un’infinita quantità di emozioni.

L´intervista ad Alain e Nathalie

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