Tra il 30 aprile e il 7 maggio, distanza temporale  che ci ha separato dall’ ultimo incontro con gli alunni dell’ Istituto Comprensivo Paolo Borsellino di Napoli ci sono il 3 maggio e un nome che ha risuonato nella cronaca triste e disonesta di umana civiltà: Noemi.
La tragedia di morire a Forcella come Annalisa Durante, a quattordici, anni era stata l’ultima riflessione condivisa con questi alunni che seguono con interesse un percorso di legalità
Avevamo parlato con Giannino, gli abbiamo promesso che anche nella nostra scuola troverà posto il bookcrossing nel nome di Annalisa perchè ” la cultura salva le anime”.

Paolo Miggiano che ci aveva accompagnato nella conoscenza di quei luoghi ci aveva detto che sono 25, solo in Campania, i minori vittime innocenti di camorra, cifra che ci era già sembrata troppo grande per un Pese civile.
Oggi ci tocca aggiungere una preghiera, una lettera, una riflessione dura su quanto accaduto e condividerla, senza fratture, senza mediazioni.

Noemi. 4 anni (non ancora compiuti). Piazza Nazionale. Ferita come in guerra. Mamma mi fa male la pancia. Bollettini medici, videocamere che sbobinano, figli di boss che rilasciano dichiarazioni di distanza dalle azioni di padri camorristi. Persone che scendono in strada. Istituzioni. E noi che proviamo a inviare il nostro messaggio indignato ad una città che ci vuole ancora ostaggi della paura. Non liberi. Non in strada. Non al  sicuro in una città dalla bellezza che tradigge. In un Sud che può essere e non è. Ma quanto costano la cattiveria. La droga. Le armi. Il falso potere. Quante vite. Quanti nomi. Quante speranze ancora si devono infrangere prima che la libertà vera ci consenta di vivere?

Cosa, quando e quanto manca perchè sia consentito a questi ragazzi di dire “Voglio restare” e non “voglio andare, non so dove, ma lontana da queste strade, da questo quartiere, da certa gente”?
Noi adulti impegnati a dare speranza, a costruire con loro parole e gesti diversi da quelli della camorra, delle mafie, accogliamo e raccogliamo con il rischio di sentirci “servi inutili”. Ma la voglia di stare accanto a Noemi stravolge il programma previsto per il nostro incontro  e insieme scriviamo una lettera da fare avere a Noemi, con i nostri nomi, che sono segno distintivo, e siamo così idealmente anche noi al Santobono, con la sua mamma e il suo papà e con il cuore della Napoli perbene a sperare e a dire “Forza piccola Noemi, respiriamo con te” e più di ogni altra cosa prendiamo l’ impegno di essere, da oggi, uomini e donne libere, per noi, per Napoli, per tutte le vittime innocenti di una guerra assurda.

Articolo Quotidiano ROMA, 8 MAGGIO 2019, pagina 3

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