FOTUNATO SEMINARA. LA FONDAZIONE A LUI INTITOLATA CELEBRA A MAROPATI IL QUARANTENNALE DALLA MORTE DELLO SCRITTORE CALABRESE

Un viaggio che ha rivelato ancora una volta, nelle parole della sua letteratura, lo struggente, infinito amore di Seminara per la sua comunità.

di Maria Pia Tucci

“Il mio lavoro è stato come un filo che si svolge giorno dopo giorno, anno dopo anno senza impazienze e senza deviazioni”.
È una delle citazioni dello scrittore Fortunato Seminara fissata nel recinto della memoria, monumento che campeggia nel cimitero di Maropati e dedacato ai figli illustri della cittadina della Piana di Gioia Tauro.

E nel recinto monumentale, la Fondazione Fortunato Seminara, con il patrocinio dell’ Amministrazione comunale di Maropati, ha celebrato il quarantennale dalla morte dello scrittore avvenuta a Grosseto il 1 maggio 1984.

Ad aprire la cerimonia un corteo e la deposizione della corona di alloro con gli interventi del Presidente della Fondazione Franco Mileto e del Sindaco Rocco Ciurleo.

“Lo scrittore Fortunato Seminara, – ha detto nel saluto di apertura Mileto – per i maropatesi semplicemente “l’avvocato” pur non avendo mai esercitato la professione forense, trascorse quasi tutta la sua esistenza nel paese natio e nella modesta casa di campagna di Contrada Pescano, dove sono state scritte le pagine più significative di quei romanzi che lo avrebbero collocato tra i pochi scrittori calabresi noti a livello internazionale. La Calabria di Seminara si stagliò con forza nell’immaginario dei lettori, distinguendosi da quella fastosa di Leonida Repaci, da quella sentimentale di Nicola Misasi, da quella vivace di Mario Lacava e da quella mitologica di Corrado Alvaro. La sua Calabria voleva essere “reale, schietta e in movimento”, terra nella quale gli ultimi, i “vinti” degli scrittori veristi, non si arrendevano e osavano ancora sperare in un mondo più giusto“.

Nel ricordo del Sindaco Ciurleo la necessaria memoria e l’opera dello scrittore come materia viva da cui poter trarre ancora insegnamenti e l’impegno a valorizzare il lavoro della Fondazione.

Adriana Cordiamo presidente emerita della Fondazione Fortunato Seminara, esorta: “Come in questo luogo, simbolo di protezione per chi ha lasciato un’ impronta importante, abbiamo anche noi il dovere proteggere la cultura e darle importanza.
A 10 anni dalla morte, nel 1994, – ha detto ancora Adriana Cordiano- la Fondazione ha iniziato il suo cammino. Trent’anni di lavoro incessante che ora deve e vuole riprendere il suo cammino con forza”.

Con la lettura delle testimonianze inviate da Umberto Di Stilo, saggista e giornalista, Consigliere emerito della Fondazione, Cesare Berlingeri, artista e amico fraterno dello scrittore e Monica Lanzillotta, docente di letteratura italiana all’Unical e componente del Comitato scientifico della Fondazione ha poi avuto inizio un reading tratto dalle opere di Fortunato Seminara, passaggi da:Terra Amara, Il vento nell’ uliveto, Le baracche.

Un viaggio che ha rivelato ancora una volta, nelle parole della sua letteratura, lo struggente, infinito amore di Seminara per la sua comunità. Un mondo dove il neorealismo dell’autore si svela nelle pagine di una memoria presente nel racconto minuzioso e sincero della vita rurale fatta di pellegrinaggi, riti sociali, matrimoni riparatori. Un mondo di volti e vite spesso incastrate ma un mondo in cui “Il contadino da soggetto di esaltazione romantica, da entità mitica, da oggetto di curiosità umanistica, diventa soggetto di storia, protagonista, con una coscienza sempre più viva ed illuminata. Non è il mio prossimo da amare e compiangere alla maniera degli scrittori cattolici ma è mio pari. Mi pare che sia questa la novità del mio discorso.” Per citare ancora Fortunato Seminara.

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